Convegno Internazionale sui mercati del Rosato: identità, gradimento e prospettive

Importante novità della terza edizione del Concorso Enologico Rosati d’Italia, è stato il convegno internazionale ‘I mercati del Rosato: identità, gradimento e prospettive’ presso il Castello Aragonese di Otranto, a precedere la cerimonia di assegnazione delle medaglie.

Luciano Cariddi ha salutato gli ospiti, in qualità di sindaco della città di Otranto, che ospita la premiazione e vanta notevoli aziende attive nel vitivivaismo, con la cura e selezione di parecchie delle piante che popolano le vigne di Puglia e altre regioni d’Italia.

Anche il senatore Dario Stefàno ha manifestato apprezzamento per il lavoro sin qui svolto, ricordando gli sforzi intrapresi dalla Amministrazione Regionale a favore dei vignaioli, istituendo il Concorso Enologico Nazionale tre anni fa, e il senso di riappropriazione di molti cittadini pugliesi, grazie al prestigio delle eccellenze del vino dimostratesi vincenti.

L’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni ha preannunciato che a breve la Regione Puglia emanerà dei bandi per sostenere la promozione delle etichette all’estero, riservando una attenzione particolare alla categoria dei Rosati, la cui richiesta è in ascesa su alcuni mercati internazionali.

Moderatore è Antonio Calò, presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che ricorda come questa del Rosato sia una moda degli ultimi tempi, che va altresì interpretata come tendenza. Poi riporta la storia della denominazione del cosiddetto ‘Claret’, ovvero il Chiaretto del garda, uno dei primi Rosé della penisola. La prima volta che fu definito ‘rosa’ risale ai cinque volumi di Andrea Bacci, che nel 1596 scriveva la sua ‘Storia dei vini italiani’.

Consistente l’apporto dell’intervento del dottor Federico Castellucci, che ha ricoperto per ben dieci anni la carica di presidente dell’Oiv, la massima organizzazione internazionale della vigna e del vino. Il presidente afferma che il potenziale delle Puglie è stato sin qui ben speso, se pure un intenditore come Antinori, ha dichiarato di volere passare qui, il proprio «buen retiro» estivo.

I dati che Castellucci elabora, sono fondamentali per la corretta interpretazione della quota di mercato: i Rosati rappresentano il 10% della produzione mondiale di vini. Essa è aumentata nel 2002-2012 del 13%, a fronte di un mancato aumento produttivo di rossi e bianchi. La gran parte dei Rosè venduti è vino secco, mentre negli USA il consumatore predilige un tono più amabile. In Francia, nei 10 anni analizzati, la produzione di Rosati ha registrato un incremento del 30%, in Italia nello stesso periodo, la quota di Rosato esportato è passata dal 26 al 40% del prodotto nazionale. In più, il nostro Paese è numero uno nel Mondo per Export di tecnologie produttive da Cantina.

Come già hanno fatto i cugini d’Oltralpe, anche da noi in Italia sarà opportuno fondare un Centro Nazionale di raccolta dati, e collaborare coi cugini che sono i primi produttori e consumatori del globo. Per l’aspetto commerciale, se è vero, come si dice, che il Rosato è ‘il vino della bella stagione’, ebbene le stagioni estive sono alternate tra i due emisferi, nell’arco dei dodici mesi solari. Infine il ‘rosato azzurro’ gode di miglior rapporto qualità/prezzo rispetto al Francese.

Sulla quota femminile nel consumo di Rosè, Castellucci ricorda che spesso la donna lancia le mode, in vari campi, e ancor più, nel settore delle bevande traina il consumo: basti pensare a quel che accade negli Stati Uniti e in India. E se questo Rosato è considerato tanto ‘cool’, è un trend che dobbiamo sostenere e sviluppare.

[ Continua nel post successivo]

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