Aglianico del Vulture, le grotte-cantina nella città sotterranea delle Cantine del Notaio

Green Puglia si spinge sino in Basilicata, diventando per un giorno #GreenLucania, d’altronde le strade del Vino sono infinite. Il vostro affezionatissimo ha visitato per voi le grotte-cantina del monte Vulture, dove si affinano alcuni tra i vini di Aglianico più apprezzati.

Arriviamo a Barile, provincia di Potenza, per visitare il punto vendita sito in un antico palazzo signorile, e soprattutto i sotterranei delle Cantine del Notaio.

Qui l’azienda dispone di dieci locali, cantine vere e proprie appartenenti in passato a proprietà differenti, acquistate dal Notaio e oggi riunite e collegate a mezzo di cunicoli. La visita guidata a questa città sotterranea del Vino Aglianico ci porta a scoprire la tradizionale tecnica di vinificazione e affinamento, sviluppata presso il Vulture.

Le varie grotte ospitano circa 200 tra botti e barriques, e considerate che nel territorio comunale di Rionero le cantine in grotta accatastate sono 1200. A ciascuna è attributi un numero civico a sé, creando nelle piazze e nei cortili un senso di comunità e cooperazione che ha permesso lo scambio delle tecniche e il perfezionamento nella produzione dell’Aglianico del Vulture.

IMG_2702Entrando in queste cavità scavate dall’uomo e destinate a cantine, veniamo accolti da un sostenuto frescore. A questa profondità, nel ventre della terra misuriamo un grado di umidità dell’80%, ideale per l’affinamento del vino. In assenza di ventilazione meccanica, rileviamo che gli avi del Vulture avevano già realizzato un risparmio energetico in maniera compatibile con l’ambiente, che potrà essere applicato ai moderni impianti di affinamento.

Il sostrato in cui camminiamo ha origine vulcanica, e si è disposto sopra uno zoccolo tufaceo.

Visitiamo l’antico palmento (anche in Basilicata come in Puglia, si intendeva per palmento sia il luogo per molitura di olive che per la pigiatura di uva da vino), dove veniva posta l’uva per la pigiatura, introdotta da una piccola fessura ove uomini e donne di statura minuta riuscivano a calarsi, per la pressatura con i piedi.

IMG_2705Le pareti delle grotte sono in parte ricoperte da alghe, che dimostrano il buon stato di salute delle strutture, confermando l’equilibrio nel rapporto tra ventilazione e umidità.

Adesso lo strato su cui camminiamo e che vediamo innestarsi nella roccia madre, è di colore nero perché scavato sul fondo nero basaltico, prodotto dalle eruzioni del vulcano Vulture nei secoli passati. Continuiamo il viaggio nel sottosuolo giungendo al ‘Facìle’ o ‘Bacìle’: è il ‘lavandino’, il pozzo di 12 metri di profondità scavato a mano: immaginate quanto sacrificio e ingegno sia costata quest’opera agli antenati lucani.

Visitiamo pure la grotta Francescana, dove i seguaci della regola del frate toscano, si occupavano di produrre vino Aglianico, da distribuire ai fedeli durante la Messa. Immagino i fedeli in attesa della fine del sermone del prete, anche per degustare quest’ottimo frutto della terra. Curiosamente anche i confratelli si preoccupavano del buon andamento della vendemmia e del conseguente affinamento: in questa grotta è visibile l’Angelo del Palmento, che placava l’ansia relativa alla buona riuscita del raccolto.

IMG_2709Osserviamo infine le antiche botti novecentesche in castagno, cosiddette ‘Libutti’. Oggi si utilizza la barrique francese, che conferisce i caratteristici sentori di frutti di melograno, sorbo, caco.

Questa azienda è nata nel 1998, ma la coltivazione e imbottigliamento dell’Aglianico risalgono a tempi più antichi. Sono conservate tracce scritte di coltivazione ufficialmente dal 1650, col sigillo dei Reali di Spagna.

La produzione si attesta oltre le 200mila bottiglie all’anno, un terzo delle quali viene apprezzata all’Estero, con recenti degustazioni de La Firma e Il Repertorio nei Paesi del Monopolio, in Danimarca e USA.

L’azienda agricola è frazionata tra le località di Rionero, Ripacandida e Maschito, ma il particolare che colpisce è l’accorgimento delle grotte-cantina. Anziché vinificare nei pressi dei vigneti o in masseria come avviene solitamente, in Lucania la scarsità di pianura (i vigneti si trovano a 600-800 metri sul livello del mare) per ospitare gli strumenti di vinificazione, portò i vignerons a ingegnarsi, sviluppando questo caratteristico metodo di vendemmia e affinamento in grotta, dentro le città scavate nelle pendici del Vulture, come Rionero e Barile, fino a Matera, città dei Sassi e futura Capitale Europea della Cultura.

Oggi la produzione si è sviluppata, e la fase di trasformazione avviene nella cantina sita a Ripacandida, sempre in Vulture. L’enologo e proprietario, Gerardo Giuratrabocchetti si avvale della consulenza enologica del dottor Luigi Moio.

IMG_2701Di certo, una delle fortune storiche di questo vitigno autoctono della Lucania è l’epoca di maturazione caratteristica della pianta, medio-tarda, ad ottobre. Ciò ha permesso negli anni, che vini anemici e meno strutturati di Toscana, Piemonte e Francia venissero tagliati successivamente alle vendemmie di queste regioni (tanto da valere all’Aglianico il titolo di ‘Barolo del Sud’, perché pare che anche questo pregiato vino, sia stato talvolta rinforzato con uva da taglio proveniente dalla Basilicata).

Il disciplinare dell’Aglianico vieta l’irrigazione artificiale, in considerazione del clima dell’altopiano del Vulture, che non viene bagnato da molta pioggia, tant’è che la adattabilità del vitigno a climi secchi ha favorito la diffusione dell’Aglianico pure in Australia. Inoltre va bevuto dopo almeno 12 mesi di affinamento, e si presta bene all’invecchiamento, tutti elementi che ne fanno un vitigno interessante per il futuro dell’enologia.

La buccia più spessa, pruinosa permette di conferire ai vini struttura e tannino. Qualcuno sul Vulture sussurra che, analizzando le annate di taluni grandi Barolo, sia stata rilevata la continuità della presenza di vitigno Aglianico sino al 30%, in alcune bottiglie.

Il primo ad ‘esportare’ l’Aglianico del Vulture fu Giannattasio, storico produttore nel 1897. Oggi il vitigno si esprime con eccellenza nelle zone del Taburno, del Vulture e si estende fino alle zone del Castel del Monte e di Castellaneta, Taranto.

Oltre a una cospicua comunità Arberesh, che si insediò sul vulcano spento del Vulture provenendo dall’Albania, il comune di Barile conta varie famiglie con nomi legati al Vino: Scolamiero (‘mesci il vino’), Libutti (‘le botti/barriques’), Varlotta o Varili (anche questi sottotipi delle botti).

IMG_2710Procediamo alla degustazione di:

  • Preliminare: 2013. Moscato, Malvasia, Chardonnay, Aglianico, 13%. Non fa barrique, ma due mesi in bottiglia. Bere un bianco del Sud non è un controsenso, soprattutto in Basilicata. Troneggia la spiccata aromaticità, ben si abbina al pesce. Patricolare è quel tannino dell’Aglianico che, qui vinificato in bianco, conferisce struttura e gusto rotondo.
  • Repertorio: 2012, Aglianico in purezza, 14,5 %, un anno in barrique di secondo e terzo passaggio. Retrogusto di ciliegia e marasca.

Oltre questi degustati in cantina, consiglio L’Atto (ottimo il 2009) per aprire i sensi all’esperienza dell’Aglianico in purezza, e successivamente La Firma, affinato prima per due anni in grotta nelle barriques francesi e poi per altri due anni, in bottiglia. La lucentezza di questi vini nasconde come tesori le note speziate, e i legni conferiscono un caleidoscopio di sapori interessanti, dal rosso dei frutti maturi al nero delle spezie.

Le Cantine del Notaio si trovano in Via Roma, 159 nel centro di Rionero in Vulture, Potenza. Al numero di telefono 0972 723689 e alla mail info@cantinedelnotaio.it potete domandare dell’ottimo Amilcare Grieco, che vi guiderà in visita tra le grotte-cantina.