Galà FIS Puglia: premiazione 5 Grappoli Bibenda e benvenuta Fondazione Italiana Sommelier

Venerdì a Borgo Egnazia il Gran Galà della Fondazione Italiana Sommelier, il progetto di Bibenda per rilanciare la comunicazione del Vino in Italia. A Savelletri, nel lussuoso resort Masseria a cinque stelle, dove Head Sommelier è Giuseppe Cupertino, il neo Presidente regionale della nuova Fondazione FIS di Franco Maria Ricci, è stato premiato il meglio del vino made in Puglia. E’stata anche l’occasione per degustare i vini premiati coi Cinque Grappoli dalla Guida, che da anni seleziona le eccellenze enologiche d’Italia. Una serata importante per la partecipazione di tanti attori del mondo del Vino, che hanno voluto dare il benvenuto alla Fondazione Sommelier, presente anche in Puglia da questo 2015.

IMG_2689Il neo Presidente Cupertino ha ringraziato la proprietà di Borgo Egnazia per l’ospitalità, poi Franco Ricci, il senatore Dario Stefàno, i grandi produttori qui presenti e tutti i collaboratori dell’entourage. Ha promesso che il suo lavoro da presidente pugliese, sarà ‘all’insegna del Fare, saper fare, saper far fare, e soprattutto far sapere’, citando Angelo Gaja.

Ricci ha enunciato a sua volta, che l’educazione al vino, anche nel lusso, è il compito primario di una Fondazione che racconta il vino di qualità. “In soli 18 mesi, siamo divenuti presenti in ben 14 regioni italiane. Comunicare, al fine di riconoscere la qualità, raccontare il vino per spiegarne la bontà con deontologia professionale” è la nostra missione. “In FIS cerchiamo persone di grande qualità, e ci rivolgiamo ai 51 milioni di Italiani, che ancora non ‘conoscono’ il Vino”.

La FIS tra le sue prime attività di rilievo, ha firmato 6 mesi fa il protocollo con cui la Presidenza del Consiglio si impegna a regalare, nelle visite ufficiali con Capi di Stato Esteri, ben sei vini ed un olio, selezionati dalla stessa Fondazione. “Questo significa promuovere l’Italia e il Made in Italy. La Fis selezionerà questi prodotti per il nostro Presidente”.

Nel corso della serata, sono stati insigniti Sommelier onorari, il Senatore Stefàno e la signora Melpignano, proprietaria di Borgo Egnazia, che ha ringraziato il team di lavoro della struttura di Savelletri.

Il Senatore Stefàno ha poi ringraziato i produttori, più e meno giovani, e le grandi famiglie Italiane di produttori “come Zonin, venute in Puglia a investire nel Vino, una volta messe nelle condizioni ideali. La Puglia è ripartita dagli autoctoni, e io credo che il prossimo passaggio, sarà far capire ai Pugliesi quando vanno al ristorante, cosa stiano bevendo. Dunque: comunicazione. Bollicine di Puglia per esempio, ottime e come ha compreso questa bella realtà di Borgo Egnazia, bisogna dare ampio spazio e importanza alla carta vini e alla Sommellerie”.

Salutando, l’Assessore alle risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni ricorda che ”la Regione Puglia, ha pubblicato il bando sulla spumantizzazione, e il nuovo bando di sostegno all’apertura di show-room dentro e fuori le cantine. E’ fresca la nomina della Puglia nel Comitato nazionale dei vini DOP e IGP, guidato insieme al Veneto. Grazie a tutti gli attori, il sistema vitivinicolo regionale è in piena forma”.

Franco Ricci racconta di avere visto questi giorni in tv, un giovane Albano, 25enne con Romina che già parlava di vino trent’anni fa, e produceva un cospicuo numero di bottiglie. Seduto affianco al cantante, “abbiamo un ‘giovane’ produttore come Vespa”.

Bruno Vespa sale sul palco, “emozionato come un bambino al primo giorno di scuola. Sono nuovo, in questo mondo di viticoltori. La Puglia fu troppo a lungo ‘donatrice di sangue’ nel vino da taglio. È una terra meravigliosa, che negli ultimi anni ha fatto vini ottimi e ospita produttori straordinari. Il mio auspicio è di rimanervi, ed investire il più a lungo possibile, la regione può fare ancora moltissima strada a livello commerciale”.

Albano in un simpatico siparietto con Maci, Presidente della Cantina Due Palme: “Angelo (Maci) ed io, andavamo a scuola insieme, poi lui si è dedicato al vino e io alla musica, ma lui ha venduto molto di più! Angelo, come hai fatto?!” e delizia la platea con una parte del brano del suo repertorio, dedicato alla vita in campagna. “Ho investito tanto in Puglia, perchè amo questa terra e non avrei potuto farlo altrove.”. La replica di Maci: “Io e Albano siamo della classe del ’43. Ho iniziato a fare vino nel 1972, anno in cui nel settore scoppiò una crisi fortissima, e volli ristrutturare la cantina di mio nonno. Albano, ti dirò una cosa che mai ti dissi prima: io pensai a quell’epoca, e se mi andasse male col vino? Ebbene potrei chiedere aiuto al mio caro amico Albano…”.

premiati FIS Bibenda 2015 Puglia ph Simona GiacobbiPassando alla degustazione tecnica, ciascun produttore sale sul palco per essere premiato. Conduce il degustatore Paolo Lauciani, relatore FIS.

D’ARAPRI: “Siamo stati i primi a spumantizzare in Puglia. Ma questa vuol dire, che in Puglia si può davvero fare di tutto”.

Gran Cuvée XXI Secolo 2008 – Aromi di pasticceria, creme brulèe, e c’è un solo pizzico di Pinot Noir. Un gran vino pugliese, fatto da un meraviglioso intelletto. 60 mesi sui lieviti, un vino della Puglia, sapidità, persistenza, Metodo Classico. La valorizzazione degli autoctoni, passa anche per la loro spumantizzazione. Il nostro spartito e i nostri strumenti: il nostro orgoglio.

CARVINEA Sierma 2012 – All’olfatto eleganza, al palato è agile e dotato di equilibrio.

TORMARESCA: Peppino Palumbo: “Con questi vini, rappresentiamo la Puglia. Negli anni ’70 abbiamo avviato, insieme ad altri, il riscatto enologico della Puglia. Fondammo nel 1983 a Minervino, con un amico piemontese la cantina Torrebianco, divenuta nel 1998 l’attuale Tormaresca, di proprietà di Gancia, sino alla odierno investimento degli Antinori, con Masseria Maìme”.

Castel del Monte Aglianico Bocca di Lupo 2010 – Tannino più spesso e fitto che stimola la lingua a salivare. Scuro, profondo, forse più caldo del vino precedente, è il racconto di una terra anch’essa scura, profonda e calda.

CONTI ZECCA Nero 2011 – Blend di Negroamaro 70% e Cabernet 30%. Quest’uva pare stia cantando ‘ O’sole mio’. Cambia lo strumento, ma non il risultato, è un vino veramente Pugliese. 9 mesi in botti piccole, piacevole e leggero.

DE CASTRIS Salice Salentino Rosso Donna Lisa Riserva 2011 – Ci rammenta quanto bene siamo riusciti ad uscire da quei vini impenetrabili nel colore, che assecondavano la moda del loro tempo. Si rinvengono fiori di campo. È possibile avvertire il segno del legno e dell’enologo. Balsamico, con una spolverata di pepe.

DUE PALME Salice Salentino Rosso Selvarossa Riserva 2011 – E’ la dimostrazione di come la cooperazione possa dare risultati eccellenti. Tra i migliori d’Italia. Erbe mediterranee, foglie di the nero, crema di caffè. La rotondità del tannino, un finale molto prolungato, quasi mentolato. Servibile anche a tre, quattro gradi in meno dei canonici 18°.

TAURINO “Portiamo avanti il progetto avviato anni fa da mio suocero, Cosimo Taurino”.

Patriglione 2009 – Essenziale. Gli Americani hanno imparato dove si trova Brindisi, grazie a questo produttore. Spezie, cuoio, tabacco di pipa, resina. Finale di liquirizia. Terreni rossi e neri, differenti da Manduria, questo vino ha la sottile presenza di aromi più delicati, come violetta, frutta rossa. Finale soffuso, dolce e delicato.

ALBANO Socrate e Platone, nomi insoliti per dei vini. Il cantante e produttore, spiega che “il filosofo fu il primo nella storia, a parlare di vino associandolo alla conoscenza“.

Platone 2011 – Balsamico, sensazione di inchiostro. Calore ed equilibrio sapido, frutta matura.

FUTURA 14 ‘Raccontami’: il nome scelto da Bruno Vespa è lo stesso della trasmissione radiofonica che conduce con suo figlio, da anni. Come spiega lo stesso conduttore di Porta a Porta “è un racconto che potrebbe essere familiare, intimo oppure d’affari”, insomma un’apertura al dialogo, in compagnia di un ottimo calice.

Primitivo di Manduria Raccontami 2012 – Espressività del frutto, taglio sartoriale dell’enologo, il maestro Cotarella, si nota la leggera sovra maturazione che conferisce carattere ed eleganza.

RUBINO “Ringrazio Ricci, che invito in Puglia da anni e oggi è apparso miracolosamente”.

Visellio 2012 Il nome Visellio risale all’antico dominus Romano, proprietario del fondo su cui è disposta la vigna che già all’epoca Augustea produceva celebri vini di Brindisi.

LI VELI Siamo ancora a Cellino, questa azienda è nata negli anni ’90 per volontà della famiglia toscana dei Falvo, esperti viticoltori, azienda giovane e che promette di giocare la partita del futuro dell’enologia.

Montecoco 2012 Sembrerebbe quasi di sentire la Toscana in questi tratti: aroma di muschio, stalla per poi terminare con gli aromi tipici mediterranei.

MORELLA Primitivo Old Vines 2011 Fiori freschi, eleganza e raffinatezza. Terre rosse. Estremamente avvolgente.

GIANFRANCO FINO “Storie di vita e di vite, che abbiamo avuto il piacere di sentire stasera”. Sua moglie, Simona Natale: “I ringraziamenti ed i meriti vanno ai Sommelier ed a questi grandi produttori. Dobbiamo raccontare tutti insieme una grande Puglia”.

Primitivo di Manduria Es 2012 – Note di inchiostro e humus. Sintesi dell’eleganza. Fa sentire la sua massa muscolare, con sottile agilità. Pulizia e fragranza.

Cupertino chiude consegnando i premi, con Franco Ricci: degli esclusivi pomi di ceramica artigianale, a cura del maestro grottagliese Nicola Fasano. E conclude: “Produciamo Puglia, Beviamo Puglia, e comunichiamo Puglia”.

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Presentate la ‘Guida ai Vini di Puglia’ e ‘La Puglia è servita’ 2015

Da oggi in libreria è possibile acquistare la ‘Guida Vini di Puglia 2015’, e ‘La Puglia è servita 2015’, che descrivono il meglio della ristorazione ed ospitalità Pugliese, e della enologia regionale. Edite da Tirsomedia, da gennaio saranno scaricabili in formato iOS e Android per smartphone, permettendo a turisti di passaggio, e a pugliesi appassionati di enogastronomia, di sfruttare la geolocalizzazione per individuare le eccellenze tra ristoranti, luoghi di accoglienza e cantine, selezionate da queste Guide accurate.

La presentazione a Bari, presso il Pietrasole Metaresort di Bari, è stata condotta da Vittoria Cisonno, editore e curatore delle Guide, e dal giornalista Antonio Stornaiolo, in una vivace serata con piacevoli note di allegria.

Momento centrale, la premiazione di talenti emergenti nel campo della ristorazione e della enologia regionale. Molti giovani, che promettono di mettere a valore la tradizione culinaria e vitivinicola delle Puglie.

Per la diciannovesima edizione de “La Puglia è Servita”, sono diverse le categorie di ristoratori ed albergatori, distintisi per l’impegno profuso nei 12 mesi precedenti, che vengono premiati dal Senatore Dario Stefàno, dall’ex Euro Parlamentare Salvatore Tatarella e da Maria Teresa D’Arcangelo, dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari.

Miglior “chef emergente” è Mario Musci, della cucina di Gallo Restaurant di Trani; miglior cantina di ristorazione risulta quella del ristorante Falsopepe di Massafra (Ta); premio alla carriera a Lello Lacerenza, patron del ristorante Antica Cucina 1983 di Barletta. Miglior Ristomare risulta “Osteria La Banchina” di Trani; premio sezione Ristoranti al “Biancofiore” di Bari; per la sezione Trattorie, vince “La Bottega dell’Allegria” di Corato (Ba); miglior “Fornello” a “La R’gonett” di Casamassima(Ba); miglior vineria “Giardini 36“ di Cisternino (Br). Notevoli per la Ospitalità Pugliese, le sezioni Masseria, dove la spunta la “Masseria Copertini” di Vernole (Le); per i Bed&Breakfast, premio a “Palazzo D’Auria Secondo” di Lucera (Fg); infine premio miglior “dimora” a “Masseria Marzallossa” di Fasano (Br).

Per l’edizione 2015, “La Puglia è servita” si è rifatta il look con una nuova veste grafica accattivante, e con una nuova copertina, dove le vignette hanno ceduto il posto alle icone, simbolo della nuova quotidianità digitale e dal significato immediato. 209 pagine suddivise in dieci sezioni : recensiti 19 ristomare, 70 ristoranti, 21 trattorie, 13 fornelli, 23 vinerie, 20 masserie, 25 bed & breakfast, 41 dimore, 14 cantine, 3 frantoi organizzati per l’accoglienza enoturistica.

Passiamo alla premiazione delle categorie della Guida Vini di Puglia, giudicati da una giuria composta da membri di AssoEnologi, Ais Bari e ONAV Puglia. Rigorosamente degustate al buio, le 123 aziende hanno presentato circa 350 vini, pazientemente degustati, con 32 etichette premiate per la qualità dei vini proposti.

Nella Categoria Bollicine, confermato il primato e l’esperienza di d`Araprì, con il suo Spumante Classico – d’Araprì Gran Cuvée XXI Secolo, 2008.

Per i Bianchi, premiati nella Daunia, D`Alfonso del Sordo con “Dammisole” Moscato Puglia Bianco igp 2013. Per l’Alta Murgia: Santa Lucia, con Gazza Ladra Puglia Bianco igp 2013. Nella sezione Magna Grecia vince Vetrere, per Crè Salento Bianco igp 2013. In Salento, la spunta Masseria Altemura grazie al suo Salento Bianco igp 2013.

Per i Vini Rosati, cavallo di battaglia della nostra regione, riconoscimenti al pluripremiato Leone de Castris, per il Salento col “Five Roses Anniversario”, Salento Rosato igt 2013 e a Cosimo Taurino, con “Scaloti”, Salento Rosato igp 2013.

Nella categoria Vini Dolci, salgono sul podio per l’Alta Murgia, Agrinatura con l’etichetta “Dolce Rosalia”, Moscato Bianco doc 2013. In Bassa Murgia e Valle d’Itria, Botromagno col suo “Gravisano”, Passito Murgia Bianco igp 2008. Nella Magna Grecia tarantina, premiato Antico Palmento per “La Dolce Vite” Primitivo di Manduria Dolce Naturale dop 2009, da noi degustato nella stessa serata, che colpisce per il rapporto armonico tra grado alcolico e residuo zuccherino.

La vasta categoria dei Vini Rossi ha voluto dare prestigio ai tre vitigni autoctoni più rappresentativi, in base alle rispettive aree. Partendo dalla Daunia: L’Agricola Paglione, segnalata “Perazzelle” per il Cacce’Mmitte di Lucera doc 2012, piacevolmente gentile al palato grazie al lavoro di questa giovane azienda biologica, a conduzione familiare; Paradiso, con “Angelo Primo”, Puglia Rosso igt 2010; e Spelonga con un Primitivo ‘foggiano’, Puglia Rosso igp 2012. Verso l’Alta Murgia, la riconferma di Rivera – ritira il premio il capostipite della famiglia De Corato – per “Il Falcone”, Castel del Monte Riserva Rosso doc 2009; Tormaresca con “Bocca di Lupo”, Castel del Monte Rosso doc 2010. Scendendo in Bassa Murgia e Valle d’Itria, la massafrese Amastuola, convince il “Centosassi” Puglia Rosso igp 2011; Centovignali per “Pentimone”, Gioia del Colle dop 2011; e la new entry di Masseria Ludovico, grazie a un accattivante e balsamico Primitivo Tarantino igp 2012; poi Tenute Chiaromonte con il patron Nicola, per il suo ormai classico “Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto” Gioia del Colle doc 2011. Verso la Magna Grecia, terra del Primitivo di Manduria: Antica Masseria Jorche, “Primitivo di Manduria”, Riserva Rosso dop 2010; Tenute Eméra con l’“Anima di Negroamaro”, Lizzano Rosso dop 2012; Varvaglione Vigne & Vini, “Papale Oro” Primitivo di Manduria dop 2012. Terminando a sud coi Negramaro del Salento, e non solo: Apollonio per “Valle Cupa” Salento Rosso igp 2007; Baldassarre con “inPrimis” Salento Rosso igp 2012; Cantele, “Fanoi” Salento Rosso igt 2010; Carvinea per il suo Salento Rosso igp 2011; Castello Monaci la spunta con “Artas”, Salento Rosso igp 2012; Conti Zecca si conferma col “Conti Zecca” Salento Rosso igt 2011; Due Palme, “Selvarossa”, Salice Salentino Riserva Rosso dop 2011; Mocavero per “Puteus”, Salice Salentino Riserva Rosso dop 2010; Paolo Leo per “Passo del Cardinale”, Primitivo di Manduria dop 2012; infine Vinicola Resta per lo Squinzano, Rosso doc 2011.

La Guida Vini di Puglia 2015, in 192 pagine, è giunta appena alla seconda edizione, e già funge da utile complemento per la sorella maggiore, dedicata alla accoglienza e ristorazione pugliese di qualità. La scelta editoriale ha deciso per la disposizione di cinque macroaree vitivinicole della regione: Daunia, Murgia, Valle d’Itria e Bassa Murgia, Magna Grecia e Salento. A mio parere queste meglio raccontano la varietà di microclimi e peculiarità pedo-climatiche delle Puglie, oltre che i disciplinari di produzione. Importante includere la Valle d’Itria nella bassa Murgia, più simile per terroir alla valle dei Trulli, che alla zona di Alta Murgia e Castel del Monte. Spazio anche per i tre vitigni maggiormente rappresentativi del territorio, Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia, con una sezione dedicata in apertura. Oltre ai premiati per la bontà delle produzioni, la guida ha assegnato anche una menzione speciale a quelle etichette che si sono distinte per il più vantaggioso rapporto qualità/prezzo.

Pregevole serata di gala, ottimamente condotta e organizzata, alla presenza di tanti enologi e maestri del Vino, con buffet ben orchestrato dalla cucina del Metaresort Pietrasole, e una degustazione di Olio della Masseria Ciura, a Massafra. Aperte le etichette premiate, alla presenza degli stessi produttori e cantinieri. La Puglia è servita bene, con questi Vini e queste giovani promesse.

La cantina Conti Zecca di Leverano, Nero Sudest e Terra

La cantina Conti Zecca di Leverano, Nero Sudest e Terra

La famiglia nobiliare Zecca si trasferisce da Napoli a Leverano e poi a Lecce nel 1580, dov’è proprietaria di un vasto feudo di 800 ettari, tra uliveti e vigneti.

Nel 1884 Papa Leone XIII gli attribuisce il titolo nobiliare di ‘Conti’, e l’imbottigliamento inizia nel 1890.

Le proprietà si distendono tra Leverano e Salice Salentino, adagiandosi su quattro tenute, che danno il nome alle odierne linee di imbottigliamento. Le Selezioni: Santo Stefano e Cantalupi; le linee per la Ristorazione e Grande Distribuzione: Donna Marzia e Saraceno. Queste terre addobbate a filari e ulivi incorniciano la cittadina di Leverano, cuore del Salentu vero, interno ma non troppo lontano dalle favolose spiagge di Porto Cesareo, Nardò e Gallipoli. Quel Salento da cartolina, che ha avuto una ascesa nell’immaginario del vacanziere Italiano, per l’armonioso connubio tra mare chiaro, clima ideale e vini e cucina di gusto.

Visitiamo la Tenuta Donna Marzia, che per prima accoglie i visitatori che provengano da Taranto, e dalla strada litoranea di Porto Cesareo.

IMG_1518Troviamo donne e uomini intenti a curare la vigna, nel terreno di origine alluvionale, tra impianti recenti, di età inferiore ai dieci anni e cordoni speronati di età maggiore.

Conti Zecca si fregia fieramente di essere ‘Azienda Agricola’, e l’immediata contiguità dei vigneti alla comunità cittadina e alla cantina, permettono di mantenere il diretto controllo dell’intera filiera. Non vengono utilizzate uve provenienti da altre zone, se non queste distese tra Salice Salentino e Leverano, né ulteriori uve da taglio, rispettando in pieno i disciplinari delle zone di produzioni di Vini Leverano DOC e Salice Salentino DOC.

Negli ultimi tempi, la cantina si è anche fregiata della certificazione MAGIS, per la agricoltura sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico.

Visitiamo la cantina con la Delegazione AIS di Taranto, alla fine del percorso di I livello del Corso da Aspiranti Sommelier, classe di Manduria.

L’impianto di imbottigliamento permette di imbottigliare 4000 bottiglie all’ora.

IMG_1519Ci vengono mostrate le vasche di cemento degli anni Cinquanta, risalenti all’epoca di costruzione della intera cantina, a tutt’oggi perfettamente funzionanti, che permettono di mantenere costante la temperatura del vino base, mediante il passaggio dell’acqua nella struttura in vetro-resina.

Ci spostiamo al centro del cortile, circondati da due palazzine, alte quattro piani in cemento, che costituiscono le camere di compensazione entro cui viene pompata ed espulsa aria calda e fredda.

Finalmente visitiamo la Bottaia, che ospita varie botti in legno di Slavonia, a ciclo di vita trentennale, che ogni 10 anni vengono svuotate e ripulite.

IMG_1524La produzione annua si attesta sui 2 milioni di bottiglie e visitando il magazzino, spiccano le bottiglie destinate ai mercati internazionali, che rappresentano la destinazione di più del 30 per cento della produzione vinicola. Tant’è, che ottimamente mi riaffiora il ricordo di una imbattibile bottiglia di Donna Marzia, aperta in occasione del compleanno di una amica bergamasca, con lo stesso nome Marzia, a Sydney, Australia.

Al termine del tour della cantina, incontriamo Walter Basile, rappresentante dell’azienda per l’area di Taranto, che ci racconta dell’evoluzione della cantina, con cui ha iniziato la collaborazione 25 anni fa, quando si produceva solo Donna Marzia. Insieme a lui l’enologo dottor Romano, che proprio in quegli anni, avviò le selezioni di ‘vino studio’ dei vitigni con cui oggi vinificano l’etichetta Nero, e hanno permesso di aumentare lo standard qualitativo della produzione.

Negli anni sono giunti i riconoscimenti per questa ricerca, nel rispetto dei vitigni e delle tradizioni: Gambero Rosso premia Conti Zecca come prima azienda, in Puglia per la continuità nella produzione di vino di qualità, e la linea Donna Marzia viene segnalata per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

IMG_1534L’enologo Romano ci guida alla degustazione di tre calici riempiti per noi.

Apre il Sudest, frizzante rosato di Negramaro che si sposa bene col caldo della giornata, 21° C di maggio pugliese. Rivisitazione in chiave moderna del metodo Charmat, rifermentato in autoclave a 2 atmosfere. Fresco e profumato, si può bere a tutto pasto e si abbina con la cucina marina della costa Jonica.

Segue Nero, il Negroamaro di punta di Conti Zecca. La scelta aziendale ha voluto andare oltre la classica vinificazione in purezza, con l’innovazione nel blend di un 30% di Cabernet Sauvignon, conferendo più alta acidità e smussando i tannini spigolosi, caratteristici del principe del Salento. La ricerca enologica è proseguita nello spingere il vitigno, piuttosto difficile da gestire, a una sovramaturazione, in cassetta, o su pianta nelle annate più calde, conferendo morbidezza ai tannini e mantenendo la complessità del vino. Questa sovramaturazione può superare di 10-15 giorni le date classiche della vendemmia, un po’ come l’Amarone. Completa la morbidezza di questo vino, la raccolta a mano dell’uva.

Conclude Terra, Aglianico 85% Negramaro 15%, anche qui l’azienda predilige gli accorgimenti di sovramaturazione nella vendemmia. Com’è noto l’Aglianico non è propriamente della zona: questi esemplari di piante furono selezionati e prelevati direttamente da Venosa, e ivi impiantati 30 anni fa. Matura ad ottobre, delizia coi fitti tannini. Va in barrique di legno francese per 14 mesi, 16 mesi in botti di rovere e passa 6 mesi di affinamento in bottiglia.

IMG_1545Consigliata vivamente una capatina a Porto Cesareo, per constatare di persona la bontà del pescato fresco dello Jonio, che ben si sposa con alcuni di questi vini.