Vaglio Massa, Rosato Primarosa e Negroamaro Sputafele: nuova generazione di vini del Salento

cropped-greenpuglia-ulivi-olive-secco-pietra-muretti.jpgPer raggiungere questo angolo meraviglioso di Salento, entro il Parco del Negroamaro, rinunciate al navigatore satellitare, per non incappare in estenuanti giri per i diversi borghi che circondano l’area della DOC Salice Salentino. Lasciatevi guidare dalle innumerevoli distese di uliveti e vigneti finchè quasi per magia, a pochi kilometri dal centro di Carmiano, a ovest di Lecce, giungerete in cantina, presso la giovane azienda della famiglia Vaglio Massa. I vigneti, divisi tra impianti recenti (7-8 anni) e quelli più vecchi (20-30 anni), sono tutti di proprietà della omonima famiglia, e si distendono attorno la tenuta. Questo fattore gioca un ruolo importante: l’appartenenza al territorio. Ciò permette di produrre in loco direttamente, in una cantina costruita di recente consentendo al prodotto di non subire stress né alterazioni, al momento della raccolta, e controllando le fasi di vendemmia da vicino.
Il valore cardine della Vaglio Massa, trasmessa ai visitatori e amanti del vino, consiste nella scelta della conduzione biologica, quasi una scelta etica e di vita, così che bevendo i loro calici, si possa realizzare immediatamente la bontà del prodotto, tralasciando i proclami pubblicitari, semplicemente diffondendo la cultura del buon bere.
Ad oggi, la produzione include unicamente Malvasia Bianca e Negroamaro, linee che a breve si arricchiranno della new entry del Primitivo.
imageLa vendemmia 2014 è ancora conservata nei silos d’acciaio, la Malvasia è quasi pronta, non ancora il Rosato e il Rosso di Negroamaro. Il Rosato ha bisogno di stabilizzarsi, mentre per lo Sputafele, Rosso Negroamaro IGP Salento, fiore all’occhiello di Vaglio Massa, sarà necessario un successivo affinamento in tonneau da 25.000 litri, per circa 24 mesi, rendendo i tannini levigati e morbidi, conferendogli un gusto equilibrato e speziato con finale amarognolo, tipico del Negroamaro in purezza, e sentori di noce e frutti di bosco, che accompagnano questo vino biologico dalla vendemmia 2013 e indietro, fino ad arrivare all’annata 2011. In abbinamento è consigliata una classica bistecca di Scottona.
Per la Malvasia invece, la vendemmia è stata leggermente anticipata. Si presenta in bottiglia con un colore giallo paglierino e riflessi verdolini, una fresca aromaticità con sentori di pesca e mela Golden, che si sposerebbe bene a tavola, con della scamorza affumicata e del Capocollo di Martina Franca, presidio Slow Food.
frittata di Gigli di grano Saragolla Azienda De Castro su vellutata di peperoni in abbinamento PRIMAROSA rosato di Negroamaro IGP 2013Il Rosato di Negroamaro, Primarosa, viene vinificato secondo il metodo “per alzata di cappello”: tradizionale metodo di vinificazione del Rosato alla Pugliese, consiste in una breve fermentazione, facendo risalire in superficie le bucce, che formano il cappello, estraendone il mosto ‘fiore’, poi lasciato a fermentare per poche ore, a basse temperature e solitamente durante una nottata, il che è valso a parecchi Rosati di Puglia, il titolo di “vino di una notte”.
Il risultato finale nel bicchiere, presenta le tonalità calde tipiche del Salento, anticipandone l’esplosione di gusto al palato. Si può ben definire di tonalità rosso scarico, sorretto dalla onnipresente sapidità e da un corpo alcolico importante, tale da abbinarsi con succulente bombette impanate e, perchè no, pezzetti di cavallo al sugo di pomodoro.
La semplicità e genuinità che l’azienda Vaglio Massa trasmettono nei propri vini, è palpabile al primo sorso. E’ la gioia di fare vino in maniera consapevole, la stessa che spinge a recuperare antichi vitigni, per poter continuare quel percorso di appartenenza alla nostra terra Salentina. Don’t stop our moment.

di Angelo Laveneziana

La cantina Conti Zecca di Leverano, Nero Sudest e Terra

La cantina Conti Zecca di Leverano, Nero Sudest e Terra

La famiglia nobiliare Zecca si trasferisce da Napoli a Leverano e poi a Lecce nel 1580, dov’è proprietaria di un vasto feudo di 800 ettari, tra uliveti e vigneti.

Nel 1884 Papa Leone XIII gli attribuisce il titolo nobiliare di ‘Conti’, e l’imbottigliamento inizia nel 1890.

Le proprietà si distendono tra Leverano e Salice Salentino, adagiandosi su quattro tenute, che danno il nome alle odierne linee di imbottigliamento. Le Selezioni: Santo Stefano e Cantalupi; le linee per la Ristorazione e Grande Distribuzione: Donna Marzia e Saraceno. Queste terre addobbate a filari e ulivi incorniciano la cittadina di Leverano, cuore del Salentu vero, interno ma non troppo lontano dalle favolose spiagge di Porto Cesareo, Nardò e Gallipoli. Quel Salento da cartolina, che ha avuto una ascesa nell’immaginario del vacanziere Italiano, per l’armonioso connubio tra mare chiaro, clima ideale e vini e cucina di gusto.

Visitiamo la Tenuta Donna Marzia, che per prima accoglie i visitatori che provengano da Taranto, e dalla strada litoranea di Porto Cesareo.

IMG_1518Troviamo donne e uomini intenti a curare la vigna, nel terreno di origine alluvionale, tra impianti recenti, di età inferiore ai dieci anni e cordoni speronati di età maggiore.

Conti Zecca si fregia fieramente di essere ‘Azienda Agricola’, e l’immediata contiguità dei vigneti alla comunità cittadina e alla cantina, permettono di mantenere il diretto controllo dell’intera filiera. Non vengono utilizzate uve provenienti da altre zone, se non queste distese tra Salice Salentino e Leverano, né ulteriori uve da taglio, rispettando in pieno i disciplinari delle zone di produzioni di Vini Leverano DOC e Salice Salentino DOC.

Negli ultimi tempi, la cantina si è anche fregiata della certificazione MAGIS, per la agricoltura sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico.

Visitiamo la cantina con la Delegazione AIS di Taranto, alla fine del percorso di I livello del Corso da Aspiranti Sommelier, classe di Manduria.

L’impianto di imbottigliamento permette di imbottigliare 4000 bottiglie all’ora.

IMG_1519Ci vengono mostrate le vasche di cemento degli anni Cinquanta, risalenti all’epoca di costruzione della intera cantina, a tutt’oggi perfettamente funzionanti, che permettono di mantenere costante la temperatura del vino base, mediante il passaggio dell’acqua nella struttura in vetro-resina.

Ci spostiamo al centro del cortile, circondati da due palazzine, alte quattro piani in cemento, che costituiscono le camere di compensazione entro cui viene pompata ed espulsa aria calda e fredda.

Finalmente visitiamo la Bottaia, che ospita varie botti in legno di Slavonia, a ciclo di vita trentennale, che ogni 10 anni vengono svuotate e ripulite.

IMG_1524La produzione annua si attesta sui 2 milioni di bottiglie e visitando il magazzino, spiccano le bottiglie destinate ai mercati internazionali, che rappresentano la destinazione di più del 30 per cento della produzione vinicola. Tant’è, che ottimamente mi riaffiora il ricordo di una imbattibile bottiglia di Donna Marzia, aperta in occasione del compleanno di una amica bergamasca, con lo stesso nome Marzia, a Sydney, Australia.

Al termine del tour della cantina, incontriamo Walter Basile, rappresentante dell’azienda per l’area di Taranto, che ci racconta dell’evoluzione della cantina, con cui ha iniziato la collaborazione 25 anni fa, quando si produceva solo Donna Marzia. Insieme a lui l’enologo dottor Romano, che proprio in quegli anni, avviò le selezioni di ‘vino studio’ dei vitigni con cui oggi vinificano l’etichetta Nero, e hanno permesso di aumentare lo standard qualitativo della produzione.

Negli anni sono giunti i riconoscimenti per questa ricerca, nel rispetto dei vitigni e delle tradizioni: Gambero Rosso premia Conti Zecca come prima azienda, in Puglia per la continuità nella produzione di vino di qualità, e la linea Donna Marzia viene segnalata per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

IMG_1534L’enologo Romano ci guida alla degustazione di tre calici riempiti per noi.

Apre il Sudest, frizzante rosato di Negramaro che si sposa bene col caldo della giornata, 21° C di maggio pugliese. Rivisitazione in chiave moderna del metodo Charmat, rifermentato in autoclave a 2 atmosfere. Fresco e profumato, si può bere a tutto pasto e si abbina con la cucina marina della costa Jonica.

Segue Nero, il Negroamaro di punta di Conti Zecca. La scelta aziendale ha voluto andare oltre la classica vinificazione in purezza, con l’innovazione nel blend di un 30% di Cabernet Sauvignon, conferendo più alta acidità e smussando i tannini spigolosi, caratteristici del principe del Salento. La ricerca enologica è proseguita nello spingere il vitigno, piuttosto difficile da gestire, a una sovramaturazione, in cassetta, o su pianta nelle annate più calde, conferendo morbidezza ai tannini e mantenendo la complessità del vino. Questa sovramaturazione può superare di 10-15 giorni le date classiche della vendemmia, un po’ come l’Amarone. Completa la morbidezza di questo vino, la raccolta a mano dell’uva.

Conclude Terra, Aglianico 85% Negramaro 15%, anche qui l’azienda predilige gli accorgimenti di sovramaturazione nella vendemmia. Com’è noto l’Aglianico non è propriamente della zona: questi esemplari di piante furono selezionati e prelevati direttamente da Venosa, e ivi impiantati 30 anni fa. Matura ad ottobre, delizia coi fitti tannini. Va in barrique di legno francese per 14 mesi, 16 mesi in botti di rovere e passa 6 mesi di affinamento in bottiglia.

IMG_1545Consigliata vivamente una capatina a Porto Cesareo, per constatare di persona la bontà del pescato fresco dello Jonio, che ben si sposa con alcuni di questi vini.

Cantina Polvanera, Primitivo Gioia del Colle DOC e Fiano Minutolo

IMG_0623La casa del Primitivo Gioia del Colle DOC è nella regione Murgiana, tra la omonima cittadina e la vicina Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Qui abbiamo incontrato una delle cantine Pugliesi più affermate, i cui frutti promettono ulteriori soddisfazioni in futuro.

Visitando la Azienda Agricola Polvanera, rimango felicemente colpito dalla familiarità ed affabilità di Filippo Cassano, imprenditore, ed enologo per passione, che qui recupera la tradizione del Primitivo di Gioia del Colle.

In Cantina mi accoglie sua figlia Alessia, appena ventenne, che dimostra già competenza, guidandoci nella cantina sotterranea, ricavata al di sotto della Masseria Antonietta, ‘scrigno del tesoro’ di bottiglie adagiate a temperatura costante. Qui riposano le bottiglie in affinamento sulle fecce, utilizzate per lo spumante Rosè Metodo Classico. Per questo vino vengono utilizzati i racemi del Primitivo, che poi qui in cantina, passa ad un affinamento di 8-12 mesi, ghiacciando le fecce depositatesi sul fondo della bottiglia.

Questa Cantina è un vero e proprio cellar, realizzata a 8,5 metri di profondità, e presto ospiterà anche un Museo della Civiltà Contadina e del Vino Primitivo di Gioia del Colle.

IMG_0620Alto merito nella vinificazione dei Rosati, che è valso a Polvanera, con il suo ‘Puglia IGT Rosato 2011’, la Medaglia d’Oro al Concorso Nazionale dei Rosati d’Italia, nella prima edizione 2012. Premio bissato col Bronzo nell’edizione di quest’anno, per la stessa categoria Vini Rosati Tranquilli IGT – IGP, con l’annata 2013. Se sono rose, fioriranno: siamo davanti ad una delle etichette più apprezzate dal punto di vista enologico, tra i Rosati di Italia.

La cantina scavata nella roccia realizza e unisce i valori di Eco-compatibilità, risparmio energetico ed una efficiente gestione delle risorse del territorio Murgiano.

20140604-160940-58180836.jpgLa passione per il vino ha portato Filippo Cassano a valorizzare queste terre, storicamente vocate alla vinificazione. Un lavoro lungo, che può essere compiuto da chi ama la propria terra e ne promuove i frutti. Difatti, Polvanera produce l’ottimo Primitivo di Gioia del Colle, in varie gradazioni, che corrispondono al naturale ciclo della terra e della vinificazione. 16, 17 e 21 sono i nomi di alcune sue celebri bottiglie di Primitivo. Mi ha colpito il 16, per i suoi profumi di frutti neri ed erbe aromatiche, e per la piacevole sensazione alcolica, senza sfociare in un caldo eccessivo.

La ricerca e il recupero dell’enologo Cassano si sono spinte anche a valorizzare il Fiano Minutolo, in un territorio carsico, ricco di minerali e caratterizzato dall’alta quota: l’uva si trova a 400 metri sopra il livello del mare. Acquista le proprie qualità anche dalle forti umidità invernali, dalle escursioni termiche quotidiane e stagionali.

I mercati esteri stanno apprezzando i vini Polvanera, sia Rossi che Bianchi, che bene si abbinano col pesce crudo e i sapori della cucina Asiatica, Giapponese, Cinese e Thailandese, e della Puglia.

La Cantina Polvanera è tra Gioa del Colle, Bari e Acquaviva delle Fonti, Bari, in Strada Vicinale Lamie Marchesana, 601. Qui si trova Masseria Antonietta, restaurata rispettando la struttura originale di pietra locale, che oggi ospita una apposita sala degustazioni, disponibile anche per gustare la cucina tipica della Murgia e della Puglia costiera. Tel. +39 080 758900

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